Pale d’Altare

Antiche pale d’altare in mostra al Louvre
Una nuova maniera di guardare Dio che si fa carne
 
di Sylvie Barnay
Università di Metz
 
Pala d’altare, nuova cornice per vedere il mistero di Dio? Nel momento in cui il teologo dell’indomani dell’anno mille, sulla scia di sant’Anselmo, chiede:  “Perché Dio uomo?”, l’artista elabora una forma nuova per far vedere l’incarnazione. Nasce la pala d’altare.

Pierre-Yves Le Pogam, direttore del dipartimento delle sculture del museo del Louvre e curatore – assistito da Christine Vivet-Peclet – della mostra “Les premiers retable (XIie – début du xve siècle). Une mise en scène du sacré” (aperta fino al 6 luglio; catalogo Musée du Louvre Editions), avverte subito:  “Sono le opere che devono suggerire le problematiche e non l’inverso”. Eccoci dunque posti dinanzi a una cinquantina di puri capolavori che autorizzano a vedere in essi l’invenzione di una nuova maniera di guardare un Dio che si fa carne. Per questo motivo, la mostra del museo del Louvre è eccezionale. Il percorso che propone invita a comprendere la pala d’altare come un’invenzione formale per accedere allo spazio visivo dove si svolge il mistero centrale del cristianesimo.

Da questa finestra, il medioevo del XIi secolo scolpisce nuovamente lo sguardo man mano che scolpisce la pietra o il legno, o smalta il rame. La pala d’altare è presentata sopra l’altare o dietro la mensa eucaristica (in latino retrotabula o retrotabulum).

Occorre qui disfarsi della falsa idea che consiste nel confondere le prime pale d’altare con i loro omologhi tardivi del xv secolo, polittici in legno dipinto a tavole articolate, come quello celebre d’Issenheim attribuito a Grünewald. E parallelamente, bisogna anche rinunciare all’ipotesi che consiste nel vedere nelle pale d’altare un semplice spostamento in alto del paliotto che decora la parte anteriore dell’altare.
In origine, le prime pale d’altare si presentano molto verosimilmente sotto forma di un “muro di scena” posto in alto. Possono comprendere un’immagine principale, ad esempio una statua reliquiario circondata da scene secondarie, o mostrare una sequenza narrativa attorno a un elemento centrale.

Presentano in ogni caso scene di formato rettangolare, vere superfici di contemplazione. La loro frontalità è di fronte a uno sguardo medievale invitato a raccogliersi in preghiera davanti a questo orizzonte di bellezza.
Fermiamoci un istante davanti alla pala d’altare di Carrières, uno degli esempi più antichi di pale conservate, della metà del XIi secolo. La sua pietra in calcare ha accolto una policromia sontuosa:  su uno sfondo vermiglio, l’oro, il blu lapislazzuli e un concerto multicolore nelle architetture della parte superiore… Al centro figura una Vergine in maestà e, in un’ammirevole estensione, l’Annunciazione da un lato e il battesimo di Cristo dall’altro:  una maniera di articolare e di collegare le diverse scene della vita di Cristo secondo gli acuti metodi dell’interpretazione delle Scritture.

Come comprendere l’apparizione di questo lato scolpito e non consacrato sull’altare – il primato del tabernacolo si affermerà più tardi – il luogo più sacro della Chiesa che il pensiero medievale paragona a Cristo stesso?

Era destinato all’altare maggiore o ad altari secondari – persino portatili – il che spiegherebbe le sue dimensioni variabili? Il diritto canonico continua tuttavia a proibire la presenza delle immagini sulla mensa del sacrificio per il timore di confusione fra l’immagine cristiana e l’idolo pagano. Ma la pala d’altare è ormai parte integrante dell’arredo della chiesa e assume, nel XIii secolo, un rilievo indiscutibile.

Alcuni esempi di Pale d’Altare

                                                     pala altare

 La splendida pala d’altare di Guido Reni raffigurante la SS. Trinità

                      pala altare
Altare maggiore della chiesa parrocchiale di Pergine, dedicata alla Natività di Maria

          Madonna del Rosario
Pontremoli Chiesa san Giacomo, Pala d’altare dedicato alla Madonna del Rosario con i Santi

          
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        pale d'altare

Cattedrale di Bergamo: pala d’Altare dedicata ai Santi Pietro e Paolo

      pala altare

 

Il polittico belfortese, così come si presenta oggi, sistemato dietro l’altare maggiore della chiesa di S. Eustachio, dove ha sostituito la vecchia pala d’altare di p. Atanasio  Favini

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Le botteghe artistiche si moltiplicano favorendo nella Francia del Nord le pale d’altare scolpite nella pietra – la Catalogna ad esempio preferiva la pittura su pannello sulla scia della magnifica pala d’altare di Cerdagna.
È allora sorprendente constatare fin a che punto la modernità formale della pala d’altare le permette di entrare in relazione con un’altra modernità a sua volta formale, quella delle cattedrali. La pala d’altare diviene in effetti, all’interno stesso delle grandi abbazie, come Saint-Denis, un riflesso dell’arte delle cattedrali e conosce il suo sviluppo più spettacolare soprattutto nell’Ile-de-France. Ma la pala d’altare fa anche vedere un Cristo ad altezza d’uomo, un cielo a misura umana:  l’anima di sant’Ippolito si leva poco più in alto del cavallo dei torturatori che lo crocifiggono.

La moltiplicazione delle immagini di piccole dimensioni a forma di pala d’altare eseguite in avorio, oro, argento, o gli smalti, mostrano a loro volta fino a che punto la sua forma invade la sfera della devozione privata, senza che sia sempre facile o possibile distinguerle. Per la sua intensità visiva e cromatica, come pure per la sua vocazione narrativa, la pala d’altare partecipa anche indiscutibilmente all’educazione al desiderio di vedere degli uomini del medioevo.

È forse ancora perché la pala d’altare sposa formalmente la struttura del mistero divino che essa segue le orme della teologia scolastica, distinguendo ora il verbo umano dal verbo divino?
Pochi decenni dopo, all’inizio del XIv secolo, si opera una vera rivoluzione estetica, per la prima volta evidenziata in un percorso museografico.

La pala d’altare in bianco e nero – marmo o alabastro su sfondo di pietra nera e brillante – sostituisce quella a colori. Nello stesso tempo in cui rifiuta il colore, rifiuta anche il rilievo (riportando le figure a una sorta di bidimensionalità) come pure la narrazione (essendo ora le scene staccate invece che inscritte in una continuità). Il pensiero teologico non salva l’unità della storia dell’Incarnazione. Al contrario, la sfoglia man mano che si sforza di comprendere il mistero.

Ma le concettualizzazioni teologiche non tolgono nulla al realismo delle scene:  restiamo ad esempio in silenzio davanti al volto sofferente di san Giovanni in una pala d’altare della fine del XIv secolo. L’insieme è sconvolgente. Gli sviluppi futuri della pala d’altare scolpita, propri della fine del medioevo, sono già in germe nelle proporzioni che si affermano. La magistrale lezione della mostra e del suo eccellente allestimento consistono in particolare nel portare il visitatore a comprendere come si opera progressivamente il passaggio verso l’uso del pannello a più tavole, forma abitualmente riconosciuta alla pala d’altare gotica tardiva.

Mentre si sviluppano la circolazione delle opere e dei modelli in tutta Europa e la loro produzione in serie nelle botteghe, le pale d’altare s’ingrandiscono in altezza e in larghezza e assumono, in questo periodo di transizione, la forma di un semplice pannello, sempre più spesso dipinto su legno. Annunciano in un certo senso la pittura moderna, altra messa in scena del sacro.

(©L’Osservatore Romano – 1-2 giugno 2009)

Pale d’Altareultima modifica: 2009-06-05T18:26:00+00:00da ldcaterina
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